Sabato, 28 Agosto, 2010

Talon, dal 1893.

cerniera talon

La cerniera lampo, detta anche zip, lampo o bottega è un tipo di chiusura che serve ad unire due lembi di tessuto o di altro materiale non rigido (Fonte Wikipedia).
Il design della cerniera odierna fu realizzato da Gideon Sundback, Ingegnere Elettrico della Universal Fastener Company. L’Ingegner Sundback miglioro’ un tipo di cerniera ideata nel 1893 dal suo datore di lavoro, Withcomb Judson , che non ebbe particolare successo perche’ era tutt’altro che affidabile. Entrambe derivano tuttavia da quel meccanismo che puo’ essere indicato come l’antenato della cerniera che fu inventato nel 1851 da Elias Howe (inventore peraltro della macchina da cucire).
Gideon Sundback applico’ una serie di migliorie, aumento’ per esempio il numero di ganci che componevano la cerniera, che resero la chiusura piu’ affidabile ed efficente.
Uno dei primi clienti della Universal Fastner Company fu proprio l’esercito americano che adotto’ le cerniere nell’abbigliamento delle proprie truppe gia’ durante la Prima Guerra Mondiale.
Nel 1928 la Universal Fastener Company, gia’ Hookless Fastener Company, venne rinominata in Talon.
Il nome Talon e’ strettamente legato alla nascita e alla evoluzione di questo dispositivo utilizzato dalla stragrande maggioranza della popolazione mondiale. Porta con se per cui tutta l’esperienza di questo processo. Ecco perche’ una cerniera Talon rende un buon giubbotto di pelle usato un po’ piu’ prezioso.

cerniera talon

Cerniera Talon applicata su un giubbotto Taylor’s del 1960 Circa.

cerniera talon cerniera talon Zip Talon

Cerniera Talon applicata su Schott I-S-674-M-S con pellicciotto.

Cerniera Talon

 Cerniera Talon su Schott I-S-674-M-S con interno trapuntato.

Lunedì, 19 Luglio, 2010

Tom Cruise, occhiali Valchiria

Occhiale valkiria

Tom Cruise e’ spesso e volentieri oggetto delle nostre cronache. Tra i tanti accessori da lui indossati nei suoi films, partendo dai giubbotti di pelle (tra cui l’intramontabile Top Gun), fino agli occhiali da sole, ce n’e’ uno che ci e’ piaciuto particolarmente. Stiamo parlando dell’occhiale d’aviatore che indossa nel film Operazione Valchiria. Tom Cruise interpreta un Ufficiale dell’esercito, Claus von Stauffenberg, che mette in atto insieme a un gruppo di ribelli appartenenti ad alte classi dell’esercito, un attentato nei confronti di Hitler allo scopo di eliminare fisicamente la guida del Reich.
In una di queste scene, quella iniziale per la precisione, Tom Cruise indossa l’occhiale in oggetto.
Non e’ stato facile trovare un prodotto simile e di cosi’ ottima fattura, ma finalmente riusciamo a proporvi degli splendidi occhiali perfetti per l’uso motociclistico. E’ possibile scegliere tra lenti totalmente trasparenti, per una guida in tutta sicurezza anche di notte, oppure un po’ piu’ opache da utilizzare anche nei giorni piu’ soleggiati.

occhiale valchiria occhiale valchiria 5.jpg occhiale valchiria

Giovedì, 15 Luglio, 2010

Schott Perfecto, 118 vs 618

 perfecto

Lo Schott Perfecto è un giubbotto cult che non dovrebbe mancare nel guardaroba di ogni amante dei giubbotti in pelle. Schott produce diversi tipi di Perfecto, il piu’ popolare tra questi, almeno in Italia e’ il 118. In molti sapranno che vi e’ un modello molto simile, la cui sigla e’ 618. Ma quali sono le differenze tra questi due capi?  Poche a dire il vero ma fondamentali per renderli abbastanza diversi.
La vestibilita’, il 618 veste un po’ piu’ stretto, Schott suggerisce di acquistare una taglia in piu’ rispetto al 118, a mio parere questo aspetto e’ invece trascurabile.
Il tipo di pelle e’ la seconda e piu’ rilevante differenza, “naked cowhide” per il 118, “steerhide” per il 618. La pelle “naked cowhide” proviene da un bovino piuttosto giovane e il trattamento non prevede nessuna patina di ricopertura, per questo motivo viene denominata “naked” (nuda). La pelle steerhide proviene invece da un bovino piu’ anziano, il risultato finale e’ una pelle simile al cuoio, molto meno soggetta a usura e pertanto piu’ indicata per un uso motociclistico. Se avete uno Schott Perfecto e volete verificare esattamente quale modello sia, basta aprire il piccolo taschino in basso a sinistra dove all’interno troverete una piccola etichette; l’ultima sigla in basso si riferisce al modello..
Da oggi Flightvintage vi offre (a richiesta) la possibilita’ di potere scegliere sia il Perfecto 118 che 618.

Schott Perfecto

Lunedì, 12 Luglio, 2010

Amelia Earhart

amelia earhart

Vera pioniera dell’aviazione, è stata la prima donna ad attraversare l’Oceano Atlantico in solitaria. Ha ricevuto importanti onoreficenze all’epoca destinate ai soli uomini. Ha stabilito diversi records e ha anche scritto molti best-sellers sulle sue esperienze di volo. Amelia Earhart fu una donna sensible quanto determinata che chiamò il suo primo aereo giallo “Canarino” e che allo stesso tempo fu capace di lottare duramente contro i pregiudizi di una societa maschilista.
Purtroppo non e’ mai riuscita a compiere quella che sarebbe stata la sua piu’ grande impresa, la circumnavigazione del globo. Scomparve infatti il 2 Luglio del 1937. Tante ipotesi sono state fatte sulla sua scomparsa. All’epoca il governo statunitense spese circa 4 milioni di dollari per le sue ricerche.
Ultimamente il TIGHAR, The International Group for Historic Aircraft Recovery, abbia raccolto indizi sulla possibilità che Amelia sia sopravvissuta per addirittura mesi, su un’isola disabitata del Pacifico del Sud.
“Ci sono molti indizi che suggeriscono che sull’isola Nikumaroro uno o più naufraghi sopravvissero per moltissimi giorni”, ha detto Ric Gillespie, direttore del Tighar (The International Group for Historic Aircraft Recovery) che ha diretto le operazioni di ricerca. “Abbiamo scoperto un campo dove vennero tenuti accesi a lungo almeno 9 fuochi - ha continuato, in un’intervista a Discovery - In loro prossimità abbiamo trovato migliaia di ossa di pesci, tartarughe e uccelli che furono cucinati a dovere. L’interno dell’isola è ricca di grandi quantità di acqua dolce (per la forte piovosità diurna) che permettono a una persona di sopravvivere senza grossi problemi per molti giorni”.

Non è la prima spedizione che viene realizzata su quell’isola alla ricerca di elementi che possono comprovare l’ipotesi che vuole che Earhart atterrò proprio lì. Ma è la prima volta che vengono raccolti un centinaio di oggetti che sono stati sottoposti all’analisi del Dna da un laboratorio canadese e che sono indizi di una prolungata sopravvivenza. “Parliamo di Dna rilevato su oggetti che qualcuno deve aver toccato e non di parti di corpo - sottolinea Gillespie - In ogni caso i dati preliminari sostengono che gli oggetti dovrebbero essere stati più e più volte maneggiati dalla trasvolatrice”. L’oggetto meglio conservato per questo tipo di analisi è un vasetto di vetro che probabilmente conteneva dei cosmetici. Vi sono poi due bottoni e un piccolo coltello, cosmetici e parti di un vestito.

“E’ molto interessante il luogo scelto per l’accampamento - ha detto Gillespie - in quanto è costantemente battuto da una brezza che si spira tra l’oceano e una laguna interna e dove nidificano numerosi uccelli dei quali risulta facile la cattura. Tuttavia solo una persona che conosceva a fondo l’isola lo avrebbe scelto, perché risulta piuttosto nascosto”.

Sull’isola, nel 1940, venne trovata parte di uno scheletro che stando a Gerald Gallagher, che allora era un ufficiale coloniale britannico, sarebbe appartenuto “più a una femmina che a un uomo, più probabilmente a una donna bianca che polinesiana”. Sfortunatamente quei resti sono andati persi. Difficile trovare altri reperti umani perché secondo Gillespie il corpo di una persona morta viene velocemente smembrato dai granchi. E con ogni probabilità fu questa la fine che fece anche il corpo del navigatore. “I granchi su quell’isola sono un problema serio. Quando mi sedevo in terra a mangiare, si avvicinavano a centinaia ai miei piedi e se stavo fermo risalivano sulle mie gambe pensando che fossi morto e mordevano a più non posso”, ha raccontato Gillespie.

Di certo il mistero resta ancora aperto,  si spera che dopo 73 anni le analisi possano finalmente far luce sulla sorte di Amelia Earhart.

*Di seguito alcune foto delle nostra collezione privata.

amelia earhart amelia earhart amelia earhart amelia earhart

Lunedì, 5 Luglio, 2010

Giubbotto da moto con airbag

Non e’ proprio un giubbotto di pelle ma in caso di caduta sembra che faccia bene il suo dovere. Ha un airbag incorporato assolutamente non visibile dall’esterno, il sistema prevede che la giacca venga agganciata alla motocicletta tramite un concegno meccanico.
C’e’ pero’ chi pensa che un sistema che funzioni con un cavo sia poco efficace e che il tempo necessario all’attivazione in caso di caduta sia troppo lungo. Sicuramente molto scomodo il congegno meccanico che deve essere agganciato/sganciato ogni volta che si sale in sella.
Ad ogni modo questo questo sembra essere il futuro del giubbotto da moto, si potranno certo aspettare tecnologie migliori, speriamo pero’ che aspettino anche gli incidenti!

Martedì, 1 Giugno, 2010

Rin Tanaka “Harley Davidson Book of Fashions”

Rin Tanaka, “Harley Davidson Book of Fashion”

Rin Tanaka e’ un grande esperto di cultura e subculture americane. Ha scritto diversi libri su tutto l’universo vintage made in USA. In una intervista reperibile in rete racconta che all’eta’ di 10 anni (1980) nella sua citta’ natale, Yokohama Giappone, comincio’ a notare degli splendidi jeans americani. Non era infatti difficile trovare degli yankees a Yokohama, visto che era la piu’ grande base navale americana. Quello fu’ il suo primo contatto con il “made in Usa”.A 20 anni si trasferi’ a New Orleans per intraprendere la carriera di musicista. Giro’ diverse citta’ tra cui Memphis, Mississippi, Chicago, strimpellando la sua chitarra. Non essendo ancora un professionista si limitava a seguire i concerti dal backstage. E da dietro le quinte comincio’ a fotografare la sua America.Da allora e per i successivi 20 anni ha pubblicato libri e riviste fotografando veri e propri reperti storici del vintage statunitense. Fra questi non potevano mancare chiaramente le “leather jackets” e le “Harley Davidson”.Di seguito alcune foto dal suo libro “Harley Davidson, book of fashion”. Enjoy!

Rin Tanaka - Harley davidson book of fashion Rin Tanaka - Harley davidson book of fashion Rin Tanaka - Harley davidson book of fashion

Rin Tanaka - Harley davidson book of fashion Rin Tanaka - Harley davidson book of fashion Rin Tanaka - Harley davidson book of fashion

Venerdì, 14 Maggio, 2010

Storia del giubbotto di pelle

 giubbotti in pelle

Direi di iniziare con pò di storia sul giubbotto di pelle e sul perchè del nome “Pistol Pocket”. Non proprio dal Paleolitico, anche se vi sono infatti importanti tracce dell’uso di pelli animali e l’utilizzo, da parte dell’uomo primoridiale, di sistemi naturali come fumo cortecce e piante per preservarne la conservazione. Anche gli Egizi utilizzavano pelli di animali soprattutto per i combattimenti. La produzione in Gran Bretagna fu introdotta dai Romani, grandi esperti erano i monaci i quali utilizzavano la pelle per la produzione di pergamene da scrittura. Il cuoio veniva utilizzato anche per calzature, abbigliamento e addirittura applicato alle carene delle primissime barche.

Il 20° Secolo
I giubbotti in pelle da motocicletta nacquero prima dei giubbotti militari. Ma tra gli anni ‘20 e ‘30 i giubbotti da moto presero spunto da quelli in dotazione all’aviazione statunitense. A mio parere si svilupparono quasi contemporaneamente visto che solo 5 anni dividono la nascita della prima motocicletta (1897) con il primo volo (1903).Di certo c’è che inizialmente i piloti militari statunitensi non indossavano abbigliamento specifico, addirittura prima del 1911 dovevano procurarselo personalmente. Con l’avanzare della tecnlogia aerea si capì che qualcosa di protettivo fosse necessario. Maggiori velocità, maggiori altitudini, rombi assordanti, olio motore, vento gelido, erano soltanto alcuni dei principali “nemici” di un pilota. Chiaramente la pelle fu la scelta più ovvia. Sembrava infatti il materiale ideale, molto resistente al vento e ad altre intemperie egià utilizzato nel motociclismo e automobilismo. I giubbotti di pelle diventarono lo standard per gli aviatori durante la prima guerra mondiale. Chiusura frontale a bottoni e pelle goatskin (pelle di capra) erano caratteristiche che accomunavano i giubbotti dell’epoca.

Aviatore indossa giubbotto di pelle   Aviatori indossano tute di pelle   Aviatori primi ‘900
Aviatori inizi ‘900

Dopo varie evoluzioni arrivarono i mitici A-2 e G-1 utilizzati rispettivamente dall’ USAF e dalla US Navy.
Giubbotto di pelle A-2 Giubbotto di pelle G-1
A-2 e G-1

I giubbotti da moto
L’iniziale sviluppo dei giubbotti di pelle prettamente ad uso motociclistico cominciò con aziende come Schott (leggesi Sciott), che ne cominciò la produzione nei primi anni ‘20. Fu la prima azienda ad inserire una zip in un giubbotti di pelle. Successivamente altre aziende cominicarono a produrre giubbotti da moto, tra queste la “Joseph Buegeleisen Co.” (1933), la Indian Motorcycles che produceva un solo modello il “Ranger” per uomo e “Rangerette” per donna (1940 circa). Non poteva mancare l’Harley Davidson che cominciò prestissimo la produzione di giubbotti di pelle di qualità, tra questi il “Cycle Champ” per uomo, e il “Cycle Queen” da donna. Nei giubbotti Harley Davidson veniva applicata la “pistol pocket” ovvero una tasca frontale dalla forma tondeggiante dove potere conservare una pistola, per l’appunto. Questa fu una importante caratteristica dei giubbotti di pelle dell’epoca adottata da tante altre aziende come Buco, Hercules, Beck, dagli anni ‘40 ai ‘60 circa.

The Pistol pocket
Pistol pocket

Il cinema
Un grande contributo che ha reso grande l’utilizzo dei giubbotti di pelle è stato senza ombra di dubbio il cinema.
Tantissimi sono i film dove il protagonista lo indossa.
Marlon Brando indossa il Perfecto Johnny (Marlond Brando) ne “The wild one”, il Selvaggio
Johnny (Marlon Brando) ne “The wild one” indossa lo Schott Perfecto

Steve McQueen, la grande fuga Steve McQueen giubbotto di pelle Steve Mcqueen, la grande fuga giubbotto di pelle
Captain Virgil Hilts (Steve McQueen) in “The great escape” indossa un A-2 e B-3

Brad Pitt, giubbotto di pelle in Fight Club
Tyler Durder (Brad Pitt) in “Flight Club”

Tom Cruise, giubbotto Top Gun
Maverick (Tom Cruise) indossa un G-1 in “Top Gun”

E la lista potrebbe continuare ancora a lungo.  Ringrazio tutti i coloro che vorranno partecipare a questo blog, aggiungere nozioni e quant’altro su questo accessorio che per svariate ragioni è da sempre binomio indissolubile con la motocicletta.
Il giubbotto di pelle.

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